Luisito Bianchi nasce a Vescovato (Cr), il 23 maggio 1927.

Venne ordinato sacerdote nel 1950, sollecitato a una simile scelta dall’esempio e dalla predicazione di don Primo Mazzolari. Fu insegnante nel seminario vescovile di Cremona e poi missionario in Belgio. Si laureò all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con Francesco Alberoni, discutendo una tesi sui contadini della Val Padana.
Nel 1964 divenne vice-assistente delle Acli nazionali a Roma e assistente delle Acli cremonesi.
Nel 1968 abbandonò la carica per diventare operaio turnista ai forni per il biossido di titanio della Montecatini di Spinetta Marengo (Al), mosso dal desiderio di vivere in forma radicale la povertà e la gratuità del ministero ordinato. Fu anche inserviente nell’Ospedale Galeazzi, da cui si licenziò per seguire la madre ammalata; al suo capezzale iniziò a scrivere quello che diventò il suo romanzo più famoso, allora intitolato semplicemente “Una Resistenza”. In seguito, e per molti, anni fu cappellano delle benedettine dell’Abbazia di Viboldone, a San Giuliano Milanese.
Si spense a Melegnano il 5 gennaio 2012.
Il funerale di don Luisito, celebrato il 7 gennaio prima all’abbazia di Viboldone e poi a Vescovato (Cremona), il suo paese. Sulla bara di don Luisito, come da lui espressamente chiesto, la sua tuta da operaio, la Bibbia, la stola e tre rametti di agrifoglio.

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